LA MACCHINETTA
Fiorello è un hacker molto esperto e una notte è venuto
e me l’ha fatta. Si tratta di un software molto sofisticato
che ha sincronizzato le mie onde cerebrali con il
computer che rende fruibile il mio pensiero al pubblico.
Ricordo perfettamente: ero a letto, saranno state le 3 di
notte, e una voce molto grave ed impostata mi aveva
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ordinato di mettermi a pancia in su con le mani
sull’addome e le punte dei piedi una sull’altra. Poi mi
aveva detto: “ok, adesso pensa ad una parola e solo a
quella, per quanto ti è possibile.” Io mi son messo a
ripetere la parola “sole” mentalmente, ma essendo sordo
ai miei pensieri non riuscivo a sentire quello che
pensavo, sapevo solo che stavo pensando a quella parola
e la ripetevo. Subito dopo ho avuto una sensazione mai
provata prima, difficile da descrivere: a poco a poco,
mentre ripetevo la mia parola, iniziavo a sentire in
maniera sempre più nitida “sole”, come la pallina in una
roulette che gira veloce all’inizio, a poco a poco rallenta
e alla fine si ferma sbattendo sul legno, e quando si
ferma anch’io posso sentire tutto quello che penso.
Finalmente non sono più sordo ai miei pensieri, sento
chiaramente quello che penso Io. Dopo la macchinetta
sono finalmente consapevole se mando a fare in culo
qualcuno.
Ma i miei pensieri erano in ogni caso diretti dagli
operatori ed erano in gran parte fuori dal mio controllo,
perché gli hacker che mi parlavano riuscivano a
riprodurre perfettamente la mia voce senza che io
riuscissi a notarne la differenza, quindi non sapevo se
quello che pensavo era prodotto da me oppure da loro.
In pratica non sapevo cosa pensavo realmente Io.
All’inizio non ero consapevole che questa mia voce
fosse diretta da altri e mi vergognavo molto per le
situazioni paradossali in cui mi cacciavano gli operatori.
Molte offese gratuite me le sarei risparmiate volentieri,
ma più di tutte quelle contro Bin Laden che mi aveva
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contattato perché era venuto a sapere che studiavo
terrorismo (in verità studiavo turismo). Quando tornavo
a Rabat e leggevo i cartelli stradali dei paesi più
malfamati loro ci aggiungevano sempre qualche offesa
gratuita usando la mia voce, per cui uno che seguiva le
mie vicende sul web mi sentiva dire: “Sidibusaid” (il
nome del paese che leggevo sul cartello con la mia voce
pensata) “paese in cui tutte le madri sono troie” (ci
aggiungevano loro). Grazie a questo potere mi
controllavano ricattandomi: “se non fai questo diciamo a
Fakrì che hai molestato la figlia quando era piccola.”
Cose non vere, che però potevano influenzare la mia
vita dentro Matrix. Fakrì non sarebbe venuto a sapere da
una persona reale di questo fattaccio, ma le voci che lo
governavano, senza che lui se ne accorgesse, gli
avrebbero a poco a poco inculcato questa convinzione.
Non riesco a leggere nulla. C’è sempre qualcuno che
vuole parlare con me. Di notte, all’alba, a merenda.
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